C’è grossa crisi

Arriva l’autunno e cadono le foglie. Quest’anno cadono anche le banche.

La crisi è grave. Per il momento interessa solo i palazzi della finanza. Tra qualche tempo si ripercuoterà nel nostro quotidiano e saremo tutti coinvolti. Intanto, i baluardi del capitalismo e del neoliberismo si rendono conto che la festa è finita. Stati Uniti e Inghilterra fanno i bolscevichi e nazionalizzano le banche in crisi. Forse qualcuno comincerà a chiedersi se il vecchio adagio “il mercato è in grado di autoregolarsi e dispensare benessere per tutti” non sia altro che una favola ben raccontata e necessaria per giustificare lo stato delle cose.
Nel frattempo, mentre infuria la crisi economica, rilevo anche una crisi culturale. Anzi, non è una crisi, forse è solo la stabilizzazione e l’esplicitazione di un cambiamento di mentalità in atto da più di un decennio. Per quanto mi riguarda, si tratta di imbarbarimento.
Stiamo scoprendo che gli italiani sono un popolo razzista, altro che brava gente. La cronaca di queste settimane ci ha documentato fatti terribili ai danni di stranieri e persone di colore, né clandestini né delinquenti, da parte di intraprendenti cittadini armati e pure da forze dell’ordine votate alla sadica repressione.
Questi comportamenti fanno il paio con quelli ormai noti di indifferenza e cinismo con cui trattiamo chi ci passa vicino. L’ultimo che ho sentito è quello di un ragazzo inglese che sul tetto di un parcheggio esitava al momento di suicidarsi (qui l’articolo su Repubblica). Mentre la polizia cercava di dissuaderlo, tra la folla molti lo incitavano a lanciarsi. Alla fine il ragazzo si è lanciato, i presenti hanno filmato il volo col telefonino e l’hanno pubblicato su Youtube.
Mi sembra barbara anche l’idea di promulgare una riforma della scuola fatta di tagli: di tempo scolastico, di organico e, ovviamente, di risorse. Per giunta per decreto legge. E pure ponendo la richiesta di fiducia. Il governo fa capire chiaramente il ruolo inutile che vuole assegnare al parlamento. Il presidente del consiglio si fa un vanto del suo disprezzo per le lungaggini democratiche. Naturalmente la nostra informazione non ha fatto il suo dovere e si è soffermata sul voto in condotta e sul modello di grembiulino, quando bisognerebbe dire che viene messo in crisi tutto l’impianto dell’apprendimento perché saranno a rischio il tempo prolungato e quindi molte attività scolastiche. Naturalmente, nonostante la mannaia su insegnanti e personale non docente, gli insegnanti di religione potranno stare tranquilli.
Forse la soluzione arriverà proprio dalla parola di Dio. Lo ha detto anche il papa: “I soldi scompaiono, sono niente. Solo la parola di Dio è una realtà solida“.
Quindi, se i soldi sono niente, come suggerisce Alessandro Robecchi nel suo blog, la Chiesa sia coerente e rinunci all’8 per mille, all’esenzione delle imposte sugli immobili, ai fondi per le scuole cattoliche. In alternativa, almeno ci dicano dove si possono comprare i buoni della parola di Dio e che rendimento danno.
Ma se proprio dobbiamo affidarci alla religione allora non dimentichiamoci di attingere alla saggezza del grande profeta che anni fa ci aiutava a superare la grossa crisi.


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