No alla legge bavaglio

Pubblicato domenica 23 maggio 2010 in Opinioni

Se il disegno di legge Alfano contro le intercettazioni diventasse legge, davvero si metterebbe un bavaglio alla libertà di informazione. Al diritto di sapere e al dovere di informare. Palesemente incostituzionale.

Se questo bavaglio fosse già legge non avremmo saputo nulla di molti degli scandali e degli abusi di questi ultimi anni. Avremmo saputo solo dopo mesi o anni, mentre i delinquenti avrebbero continuato a delinquere o avrebbero potuto correre ai ripari, mentre le vittime avrebbero continuato a subire ignare un sopruso svelato ma non dichiarato pubblicamente.

Qualche esempio?

Il caso della clinica Santa Rita di Milano, dove alcuni medici asportavano organi sani o lucravano sulle protesi da impiantare. A tutt’oggi non se ne saprebbe niente e i pazienti continuerebbero a finire sotto i ferri di questi macellai. Lo scandalo di Calciopoli e del “sistema Moggi“: per 3 anni (tanto sono durate le indagini) sarebbe durato indisturbato. Fazio e i “furbetti del quarterino“: con la legge bavaglio non si sarebbe saputo nulla per 4 anni, Fazio avrebbe continuato a fare il governatore della Banca d’Italia e i furbetti (Consorte, Fiorani, Ricucci) a fare i furbetti. Il caso di Marrazzo: il ricatto, la coca e gli omicidi di un trans e di un pusher. Il crack Parmalat: i risparmiatori avrebbero continuato a comprare titoli per oltre un anno, prima del rinvio a giudizio di Tanzi. Il sequestro di Abu Omar non si sarebbe mai scoperto e saputo. Vallettopoli: un vorticoso scambio di denaro, favori, prestazioni sessuali, posti in tv e nelle fiction. L’operazione “fiori nel fango” che ha salvato 200 bambini da un giro di pedofilia non sarebbe stata possibile. Il senatore Nicola Di Girolamo, arrestato per riciclaggio e violazione della legge elettorale perché eletto all’estero con i voti della ‘ndrangheta, sarebbe ancora seduto sul suo scranno. Di Guido Bertolaso e degli appalti truccati della Protezione Civile, degli scambi di favori con imprenditori e delle massaggiatrici particolari, non si saprebbe ancora nulla. E delle allegre risate di alcuni imprenditori dopo il terremoto dell’Aquila. Il caso di Scajola: quello a cui pagano la casa di fronte al Colosseo “a sua insaputa” sarebbe ancora lì a fare il ministro e ad amministrare appalti e soldi pubblici. Il caso dei Savoia: la corruzione, i giochi truccati e la prostituzione. E poi tangentopoli, affittopoli, ecc. Per non parlare di tutte le indagini sulla criminalità organizzata che non sarebbero mai nate.

Questo è solo un breve elenco (incompleto) che ho ricostruito cercando in rete. A proposito, questa legge colpirà giornali, libri, blog e tutti i mezzi di informazione. Qualcuno che ha a cuore la libertà di informazione nel nostro paese ha già annunciato che farà disobbedienza civile, pubblicando e divulgando i testi e gli atti pubblici delle indagini, rischiando le multe salate e il carcere. Grillo li pubblicherà sul suo blog. Il Fatto quotidiano li pubblicherà. Antonio Di Pietro li leggerà in Parlamento al termine delle sedute, in modo che vengano verbalizzati e resi pubblici. Report sans frontiers li pubblicherà sul suo sito internazionale.

Per avere una spiegazione della legge vi consiglio questa puntata di Passaparola di Marco Travaglio.

Poi vi invito a firmare questi appelli: su nobavaglio.it e su Facebook.

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